Settembre è arrivato. Io no.

C’è un velo di malinconia che accompagna questi primi giorni di settembre.

Non è una tristezza vera e propria. È più una sensazione sottile, come quella luce diversa che compare all’improvviso la sera, quando ti accorgi che il sole tramonta un po’ prima e l’estate sta lentamente chiudendo la porta alle sue spalle.

Eppure, a dirla tutta, le scuole non sono nemmeno iniziate.

Qui da noi si riparte il 14 settembre, quindi i bambini sono ancora a casa, le mattine hanno ancora un sapore vagamente estivo e teoricamente dovrei sentirmi ancora in vacanza.

Ma il calendario sembra avere altre idee.

Ogni giorno si aggiunge qualche appuntamento. Una riunione. Un promemoria. Una mail che richiede attenzione. Un’attività da pianificare.

Il lavoro, che ad agosto sembrava essersi preso una pausa, sta accelerando rapidamente e mi sta facendo capire che quello che ci aspetta sarà un autunno-inverno piuttosto… caldo.

Di quelli in cui si corre.

Di quelli in cui le giornate sembrano sempre troppo corte.

Di quelli in cui il caffè del mattino diventa un alleato indispensabile.

Poi arrivano loro: le attività sportive.

Le iscrizioni.

Le quote.

Le visite mediche.

L’attrezzatura da recuperare.

Settembre è un mese meraviglioso, ma diciamoci la verità: è anche il mese in cui il portafoglio piange un pochino.

Sono soldi ben spesi, certo. Soldi investiti nelle passioni dei figli, nel loro benessere, nelle loro esperienze.

Ma quando inizi a fare due conti, senti distintamente il portafoglio che sospira.

Nel frattempo le vacanze sembrano già appartenere a un’altra vita.

Quest’anno abbiamo avuto la fortuna di viverle a giugno e quei giorni pieni di luce, colori, profumi e libertà mi sembrano lontanissimi.

Ogni tanto apro una foto sul telefono.

Riguardo il mare, una passeggiata, un tramonto.

E per qualche secondo torno lì.

Riesco quasi a sentire gli odori, il calore del sole sulla pelle, quella sensazione meravigliosa di avere davanti giornate senza orologi.

Poi richiudo la galleria e torno alla realtà.

Che mi aspetta con una lista infinita di cose da fare.

Perché settembre, in fondo, è il vero Capodanno delle famiglie.

Più di gennaio.

Più di qualsiasi altro periodo dell’anno.

È il momento in cui ripartono gli incastri, le corse, le organizzazioni improbabili, i calendari condivisi e i tentativi di far stare ventiquattro ore di cose dentro una giornata che continua ostinatamente ad averne sempre e solo ventiquattro.

E quest’anno c’è anche qualcosa di più.

Un appuntamento importante che segnerà il nostro autunno.

La scelta della scuola superiore per mio figlio.

Mi sembra impossibile scriverlo.

Perché nella mia testa lui è ancora il bambino che stringeva la mia mano davanti al cancello della scuola.

E invece eccoci qui.

A consultare siti, raccogliere informazioni, confrontare indirizzi di studio e soprattutto a pianificare open day.

Quindi antenne dritte.

Agenda alla mano.

E via con una nuova fase della vita da esplorare insieme.

Per fortuna c’è ancora una cosa che posso rimandare.

Il cambio stagione.

Lui è lì, nascosto dietro l’angolo, pronto a ricordarmi che l’estate è davvero finita.

Ma per adesso facciamo finta di niente.

Lasciamo ancora qualche vestito leggero nell’armadio.

Facciamo finta che le giornate siano ancora lunghissime.

Continuiamo a goderci un gelato quando capita.

E concediamoci qualche minuto per guardare una foto delle vacanze e sorridere.

Perché sì, settembre porta con sé una sottile malinconia.

Ma porta anche nuovi inizi, nuove opportunità, nuove sfide e nuove storie da vivere.

E forse, tra una riunione, un allenamento, un open day e un promemoria sul telefono, riusciremo persino a trovare il tempo per godercele.

Una alla volta. Proprio come abbiamo fatto con l’estate. 🌻